Manfredonia, 26 settembre 1976, cinquant'anni dopo

Data evento esposta
25 settembre 2026
Luogo evento
Dipartimento di Scienze Sociali

La mattina di domenica 26 settembre 1976, alle ore 09:40, nello stabilimento ANIC (successivamente Enichem) situato tra Manfredonia e Monte Sant'Angelo, si verificò uno dei più gravi incidenti chimici della storia industriale italiana.

Per ricordare l'avvenimento il prof Giulio Mario Cappelletti dedicherà una lezione sull'accaduto nell'ambito del corso di Merceologia. 

La lezione si terrà al Dipartimento di Scienze Sociali, venerdì 25 settembre 2026, dalle ore 14:00, in Aula 2 (via Alberto da Zara, 11 - Foggia).

La ricostruzione storica del disastro.

  1. L'esplosione e la dinamica
    Nell'impianto per la produzione di ammoniaca e urea (utilizzate per la produzione di fertilizzanti), la parte superiore di una colonna di lavaggio dell'anidride carbonica crollò per un improvviso cedimento strutturale. Lo scoppio provocò il rilascio di circa 200 metri cubi di una soluzione liquida contenente sali d'arsenico usati nel processo industriale.
  2. La nube tossica e la contaminazione
    Dall'impianto si sprigionò una nube tossica che rilasciò nell'ambiente tra le 10 e le 32 tonnellate di anidride arseniosa (triossido di arsenico), un potente veleno. Sospinti dal vento, i vapori e il particolato giallo-giallastro ricoprirono diversi chilometri quadrati, contaminando direttamente la zona circostante e il quartiere Monticchio di Manfredonia.
  3. Il silenzio e la gestione dei soccorsi
    Nei primi giorni successivi all'incidente prevalsero il riserbo e la minimizzazione da parte dell'azienda e delle autorità. L'evento fu inizialmente presentato come un semplice guasto senza gravi conseguenze, parlando di perdite di "vapore". Gli operai furono inviati a pulire le strutture con dispositivi  inadeguati, esponendosi direttamente al veleno e raccogliendo la sostanza depositata a terra. Solo nei giorni seguenti le analisi confermarono l'altissimo livello di arsenico nell'aria, sul suolo e nei fluidi corporei (urine e sangue) di centinaia di lavoratori e residenti.
  4. Le conseguenze immediate e la mobilitazione
    Quando la reale gravità della situazione divenne pubblica, i cittadini si allarmarono. Furono avviate campagne di decontaminazione, ma decine di operai e cittadini iniziarono a mostrare i primi sintomi da intossicazione acuta da arsenico.

Negli anni e nei decenni successivi, il disastro di Manfredonia  diede vita a una lunga stagione di lotte sindacali, inchieste epidemiologiche per valutare l'aumento di neoplasie ed emopatie, e battaglie legali che portarono poi alla chiusura definitiva degli impianti chimici negli anni '90.

Nel cinquantesimo anniversario di questa tragedia, il ricordo della vicenda Enichem non si limita a una semplice commemorazione storica, ma rappresenta una fondamentale lezione civile ed ecologica. La vicenda di Manfredonia incarna il prezzo altissimo pagato in nome di uno sviluppo industriale calato dall'alto, che ha barattato la tutela della salute e dell'ambiente con la promessa dell'occupazione.

Oggi, a mezzo secolo di distanza, la ferita rimane aperta: i lunghi e complessi processi di bonifica ancora incompiuti e le vertenze giudiziarie legati all'impatto sanitario ricordano che i costi umani e ambientali dell'inquinamento industriale si ripercuotono sulle generazioni per decenni. Fare memoria del disastro del 1976 significa prima di tutto riaffermare l'insostituibile priorità della sicurezza sul lavoro, della trasparenza e della salvaguardia del territorio.